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Colori e anni Stampa E-mail
Scritto da Margit Kaffka   
Venerdì 10 Febbraio 2012 02:00


Da tanto tempo, ormai, vivo circondata da una grande e limpida quiete.

Lontano da me, la vita, i crucci, le spartizioni e gli affanni continuano il loro corso, e se mi fermo ogni tanto un attimo a osservare tutto ciò, mi riempie di stupore la curiosità infantile con cui gli uomini che vivono adesso si sforzano d'indovinare che cosa potrà loro accadere domani o dopodomani.
Ed è un pensiero singolare che i fatti di oggi risultino, per i giovani, altrettanto nuovi e appassionanti come lo sono per me quelli di trent'anni fa.
Col mio senno di oggi, sono ormai convinta che le diverse ambizioni e i cambiamenti nella vita della gente si possano attribuire in gran parte al loro impulso di giocare.
Come il bambino che dice: gioco a mamma e papà, al negozio, al mare in burrasca – così anche l'adulto scivola man mano nei diversi ruoli fino a rappresentare, di volta in volta, l'ambizioso, il diligente, il frivolo, l'appassionato o il risentito.
Bisogna pur riempire il tempo con qualcosa; bisogna pur convincere noi stessi che alcune cose, per qualche tempo, hanno la loro importanza.
Perché altrimenti ce ne resteremmo seduti lungo la via con le mani in mano, e forse l'unica cosa naturale da fare sarebbe proprio questa – tutto il resto, forse, non è che un tentativo di darci importanza per gettarci fumo negli occhi.

Margit Kaffka

Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Febbraio 2012 17:40
 
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