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Buon Natale Don Camillo…Buon Natale Peppone Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Guareschi   
Venerdì 23 Dicembre 2011 02:00


A don Camillo uscirono gli occhi dalle orbite: non aveva bisogno di aprire il pacco per capire di cosa si trattava.
Quello era il profumo indimenticabile del prosciutto di Parma.
Un cosciotto enorme che doveva essere costato una fortuna.
“Lo battezzerò prima, non si sa mai cosa può capitare mangiando un maiale rosso, aspetta qui…” e portandosi dietro il prosciutto andò verso la canonica ritornando dopo con un pacco più piccolo, elegantemente confezionato.
Lo porse al sindaco che fu anche lui felice di riscoprire un profumo conosciuto.
“Toscani! Sono quelli di Soldati, vero?”
Il parroco annuì e i due si sedettero sulla panca lì vicino.
“Grazie” disse Peppone.
“Grazie a Te per come hai risolto il problema con la famiglia Becchi.
Avranno una casa decente, vivranno un bel Natale”.
“E grazie a Lei per essere andato a parlare con i Tenacci.
Non la smettevano più di litigare, i bambini a scuola mi hanno detto che i loro figli non parlavano quasi più tanto erano tristi”.
Don Camillo sorrise: “Curioso che quando la gente con famiglia ha dei problemi, viene proprio da noi preti che non ce l’abbiamo per risolverli.
Verrai alla Santa Messa domani notte?” chiese il Parroco.
“Certo, mi metto in fondo come al solito…” rispose il sindaco un poco impacciato.
“Potresti venire davanti con la tua famiglia e la fascia invece.
Vorrei farti gli auguri di persona davanti a tutti, ma non prenderci l’abitudine”.
“Certo che no!” sorrise Peppone. “Dal primo gennaio cominciamo a legnarci di nuovo.
” Risero a voce alta tutti e due.
Il Rosso si alzò e il Prete lo trattenne per un braccio ancora un attimo.
“Legnarci sì, ma solo per la nostra gente, che tutti e due amiamo, per cui andiamo avanti nonostante quello che ci arriva addosso, i bassi colpi che ci tirano, le manie di protagonismo che spesso alcuni di loro hanno.
E lo facciamo anche se tu sei un povero asino.”
“Non cambierai mai” gli rispose Peppone, accorgendosi che per la prima volta aveva dato del Tu al suo amico-nemico.
Don Camillo non ci diede peso, sembrava anzi contento.
“Se la nostra gente sapesse quanto ci sta a cuore, forse questo paese sarebbe davvero un angolo di cielo!” concluse il sindaco rimettendosi il cappello e uscendo di Chiesa attento a non farsi scorgere da nessuno.
Don Camillo riprese il bambinello in mano.
La macchia di cera era scomparsa.
Stupito il parroco fissò il crocifisso che gli sorrise: “Una buona azione cancella una miriade di peccati, ricordi la bibbia, don Camillo?”
E il Parroco pensò a quanto era bello avere il suo gregge da curare, da aspettare alla messa di Natale.
Di ritrovare quel senza Dio di Peppone.
Che aveva più Dio nel cuore di tanti altri sempre in prima fila.

Giovanni Guareschi

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Novembre 2011 09:53
 
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