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Akbar e Birbal Stampa E-mail
Scritto da stelluzza 85   
Sabato 26 Novembre 2011 02:00


Un giorno Akbar e Birbal andarono a caccia nella selva.
Sparando col suo fucile, Akbar si ferì il pollice e gridò di dolore.
Birbal gli fasciò il dito e lo consolò con le sue riflessioni filosofiche: “Maestà, non sappiamo mai ciò che è bene o è male per noi”.
L’imperatore si infuriò e scaraventò il ministro nel fondo di un pozzo abbandonato.
Poi continuò a camminare solo per il bosco.
Frattanto un gruppo di selvaggi gli venne incontro in piena selva, lo attorniò, lo fece prigioniero e lo trascinò davanti al suo capo.
La tribù stava preparandosi ad offrire un sacrificio umano e Akbar fu accolto come la vittima che Dio aveva loro inviato.
Lo stregone della tribù lo esaminò attentamente e notando che aveva un pollice rotto, lo respinse perché la vittima prescelta non doveva avere nessun difetto.
Allora Akbar si rese conto che Birbal aveva avuto ragione, provò rimorso per il suo gesto inconsulto, tornò correndo al pozzo nel quale lo aveva gettato, lo trasse fuori e gli chiese perdono per il male che, tanto ingiustamente, gli aveva causato.
Birbal rispose: “Maestà, non deve chiedermi perdono, perché non mi ha fatto alcun male.
Al contrario, mi ha fatto un grande favore: mi ha salvato la vita. Infatti, se non mi avesse scaraventato in questo pozzo, io avrei continuato a camminare al suo fianco e questi selvaggi avrebbero preso me per il loro sacrificio.
Come vede, Maestà, non sappiamo mai se una cosa sia bene o male per noi".

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Novembre 2011 17:16
 
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