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Ruvidezza ed ambiguità Stampa E-mail
Scritto da Antonella Besussi   
Giovedì 19 Gennaio 2012 02:00


Lascia che ti racconti una piccola storia.
C’era una volta un giovane che sognava di ridurre il mondo a pura logica.
Dal momento che era un giovane intelligente, ci riuscì davvero.
E quando ebbe finito la sua opera, fece un passo indietro per ammirarla.
Era meravigliosa.
Un mondo purgato dall’imperfezione e dall’indeterminatezza.
Infiniti acri di ghiaccio luccicante esteso all’orizzonte.
Così il giovane intelligente guardò il mondo che aveva creato, e decise di esplorarlo.
Fece un passo avanti e cadde lungo disteso sulla schiena.
Vedi, aveva scordato l’attrito.
Il ghiaccio era liscio, livellato e immacolato, ma non ci si poteva camminare sopra.
Così il giovane intelligente si sedette e pianse lacrime amare.
Ma mentre cresceva diventando un vecchio saggio, giunse a capire che la ruvidezza e l’ambiguità non sono imperfezioni.
Sono quello che fa girare il mondo.
Voleva correre e danzare.
Le parole e le cose sparse sopra questo terreno erano tutte rovinate e offuscate e ambigue e il vecchio saggio vide che quello era il modo di essere delle cose.
Ma restava in lui una nostalgia per il ghiaccio, dove tutto era radioso e assoluto e inflessibile.
Benché fosse riuscito ad apprezzare l’idea del suolo ruvido, non riusciva a convincersi a vivere lì.
Così ora si trovava abbandonato tra terra e ghiaccio, e in nessuno dei due riconosceva la sua casa.”

Antonella Besussi - Giustizia e comunità  

Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Gennaio 2012 13:30
 
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