un sogno...


Si era addormentato sui libri, come ormai gli capitava sempre più spesso, complici le luci ovattate della biblioteca, le molte ore di sonno arretrato e la tanta energia spesa per quella ricerca che sembrava non voler mai finire.
Amava il suo lavoro, dopo tanto studio e tanti  sacrifici si era guadagnato  un posto da ricercatore universitario,  un postaccio a dire il vero, stipendio da carestia, pochissima considerazione da parte dei ben più esimii colleghi e superiori, capaci solo di rifilargli studi di second’ordine, e la correzione e i completamento delle loro ben più poderose ricerche, finanziate da  società statunitensi di dentifrici.
Certo, non era proprio quello che si aspettava; far scorrere la sua vita classificando lepidotteri e correggendo tesi di laurea in una città che non era la sua, con poche altre conoscenze rispetto ai colleghi dell’università, in attesa dell’amore di una donna che sembrava non arrivare mai.

Una donna che forse non era nemmeno ancora nata e che lui certo non si dava la briga di cercare.
Si scosse dal torpore di quel sonno pomeridiano, accorgendosi con disappunto di essere ormai a quell’ora matura del giorno in cui le luci sfumano nelle prime ombre della sera.
Ripose libri e portatile nella borsa che aveva sempre con sé, con la sensazione sempre più acuta di essere rimasto solo nel salone di quell’enorme biblioteca.
Maledì la pessima abitudine di appartarsi nell’angolo più tranquillo di quell’enorme labirinto di scaffali, maledì il sonno pesante e senza sogni di quel pomeriggio e maledì il custode che di certo se n’era andato a cuor leggero incontro alla sua partita a scala 40, senza controllare bene prima di chiudere.
Raggiunse senza troppe speranze l’ingresso principale della biblioteca solo per avere la conferma di essere stato chiuso dentro.

Scontato.
La situazione lo fece sorridere di sé stesso; non aveva nessuno da chiamare.

Provò il numero di due colleghi, svogliatamente, vincendo la sua naturale ritrosia nel chiedere aiuto e nel dare spiegazioni.
Ascoltò la voce che li dava entrambi IRRAGGIUNGIBILI quasi con sollievo e si rassegnò a passare la notte in biblioteca.
D’altro canto, cena e divano a parte, la biblioteca offriva molti più conforti del suo scialbo monolocale da single e a lui la solitudine non spaventava.
Appoggiò la borsa su uno dei tavoli del settore scientifico della biblioteca, ne estrasse la mela presa in mensa, che non aveva mangiato a pranzo e si avviò addentandola, lungo i corridoi dell’antico palazzo deciso a far scorrere piacevolmente quelle ore forzate da rinchiuso.
La biblioteca sapeva di polvere, di legno e di storia; le luci di emergenza accese, le regalavano un’aria teatrale da prove generali. Vagò a lungo attraverso gli scaffali che contenevano gran parte dell’ umano scibile,rendendo omaggio ai dorsi duri di quei tomi antichi, corazze di parole ancora più affilate.
Poi, dopo qualche ora, iniziò a sentirsi stanco e si avviò verso il settore di narrativa contemporanea, dove ricordava di aver visto un divanetto in simil pelle, che forse avrebbe potuto alleviare il peso di quella notte.
Si sistemò alla bell’è meglio nello scomodo divano due posti, allungando le gambe sui bracioli rigidi,  sprofondando nella seduta un pò sfondata e in un nuovo più comodo torpore.
Un brusio indistinto gli impedì di prendere sonno.
Tese l’orecchio, sperando in una qualche presenza umana, ma il suono era sottile, indefinito, come una frequenza radio vuota e disturbata.
Sottile, ma costante.
Si alzò dal suo improvvisato giaciglio per cercare la fonte di quel suono. Rimase immobile, trattenne il respiro per  non sovrastare quel filo di di rumore.
Poi, capì.
Avvicinò l’orecchio alle copertine. Il rumore proveniva dai libri.
Appena percettibile, come un velo sonoro, come una nebbia uditiva.
Prese un volume a caso, lo aprì;  il libro gli rovesciò addosso il fragore del mare, uomini a pesca, sciabordio di onde.
Ne aprì un altro e immediatamente si trovò ad ascoltare la dichiarazione d’amore di un giovane uomo ad una bellissima donna.
Si sentì imbarazzato e aprì a caso un altro romanzo , ne uscirono draghi, streghe, maghi, calici di fuoco e fenici volanti...
“Mi scusi signore, la biblioteca sta per chiudere..”  una voce lo scosse.

“..mi scusi lei, credo di essermi addormentato”

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