Il negozio di scarpe


Si era chiesta tante volte la ragione di quella incontenibile passione.
La risposta la conosceva bene, ma preferiva far rimbalzare il pensiero altrove.

Sorrideva quando le dicevano che era malata; malata per le scarpe; annuiva con un cenno del capo e con uno sguardo che non lasciava dubbi: erano affari suoi.
La mania era vera; aveva smesso persino di contarle da quante erano.

Non ne buttava via nemmeno un paio, nemmeno le più consumate.
Le teneva ordinate, rigorosamente nelle scatole originali, allineate meticolosamente sugli scaffali di quel corridoio che lei chiamava pomposamente "cabina armadio".
Ne aveva di tutti i tipi, di ogni marca e prezzo, anche se marca e prezzo non erano determinanti.

Le bastava gettare uno sguardo in una qualsiasi vetrina, o anche sulla bancarella del mercato per sapere quali erano le più adatte per lei.
E non sbagliava un colpo.

Altissime o sportive, originali o eleganti,  sembravano  tutte fatte sulla sua misura.
Sorrideva di tutte quelle cenerentole dell'ultima ora, che si definivano “Shoes’ victims” e non resistevano all'ultimo modello dello stilista di grido.
Lei non era affatto una vittima.
No, per lei il rapporto con le scarpe era una cosa diversa.
Era il ricordo ormai sbiadito di quella sera, un ricordo che aveva consumato a furia di ripensarci e a cui ogni volta ritornava, quando cedeva all'acquisto di nuove scarpe.
Ricordava il negozio lungo e stretto, con gli scaffali alle pareti, fino al soffitto, zeppi di scatole di cartone su cui stavano allineati pochi modelli di scarpe da donna, ciabatte e qualche scarpone da uomo.

Ricordava quella mano che la teneva stretta, ricordava di essere stata sollevata in alto e messa a sedere sul bancone del negozio, come si fa con i  bambini piccoli.
D'altro canto era piccola allora,  non aveva che 4 forse 5 anni.
Ricordava il volto rugoso del calzolaio e la scatola di cartone blu da cui aveva tolto quel paio di meravigliose scarpette rosse.

L'altro volto, anche se ci provava con tutte le sue forze, non lo ricordava più.
Di quel momento perso nel passato ricordava solo la voce calda e calma del  padre, che le diceva "Sei bellissima!"

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