Racconti

I bambini lo sanno...


Poco dopo la nascita di suo fratello, la piccola Sachi cominciò 
a chiedere ai genitori di lasciarla sola con il neonato.
Si preoccupavano che, come quasi tutti i bambini di quattro anni, potesse sentirsi gelosa e volesse picchiarlo o scuoterlo, per cui dissero di no.
Ma Sachi non mostrava segni di gelosia.
Trattava il bambino con gentilezza e le sue richieste di essere lasciata sola si facevano più pressanti.
I genitori decisero di consentirglielo.
Esultante, Sachi andò nella camera del bambino e chiuse la porta, 
ma rimase una fessura aperta, abbastanza da consentire ai curiosi genitori di spiare e ascoltare.
Videro la piccola Sachi andare tranquillamente dal fratellino, mettere il viso accanto al suo e dire con calma:
"Bambino, dimmi come è fatto Dio.
Comincio a dimenticarmelo".
I bambini sanno com'è fatto Dio, 
ma arrivano in un mondo che fa di tutto per farglielo dimenticare il più in fretta
possibile.

Il monaco e la donna...


Due monaci buddisti, in cammino verso il monastero, incontrarono sulla riva del fiume una donna molto bella.
Come loro, ella desiderava attraversare il fiume, ma l'acqua era troppo alta.

Così uno dei due monaci se la pose sulle spalle e la portò all'altra sponda.
Il monaco che era con lui era scandalizzato.

Per due ore intere lo rimproverò per la sua negligenza nel rispettare la santa regola: aveva dimenticato che era un monaco?
Come aveva osato toccare una donna?

E peggio, trasportarla attraverso il fiume?
E cosa avrebbe detto la gente?

Non aveva screditato la loro santa religione?
E così via.
Il monaco rimproverato ascoltò pazientemente l'interminabile predica.

Alla fine lo interruppe dicendo: «Fratello, io ho lasciato quella donna al fiume.
Tu la stai ancora portando con te».

 Storiella Zen

Un amore grammatico...


Un grande amore,una volta mando' a gambe all'aria
il mio sudatissimo alfabeto e mi annego' l'analisi logica.
I cuori innamorati, si sa, sbagliano spesso i congiuntivi e conoscono solo tempi al futuro.
Parlammo allora solo al presente indicativo,pero' le nostre anime conobbero il moto a luogo e poi lo stato in luogo: due cuori e una capanna, andare venire e stare.
A quel tempo circolavano ancora aria e vento a trasportare le parole su un quaderno a righe di terza.
Aria, sole, vento, luna, cielo, stelle, amore e cuore furono allora il nostro unico abbeccedario per un bel po'.
E dopo anche pelle, labbra, corpo, e i loro piu' segreti corollari, con tutti i loro liquidi e i loro profumi.
Qualche avverbio dopo ci accompagnammo l'un l'altro, sempre in bella grafia per le salite e le discese dell'amore.
Quando pero' scoprimmo il condizionale e andammo a sbattere contro certi imperativi eravamo gia' sulla strada di un dolore.
Passammo cosi' alla desolata trascrizione su quaderno a quadretti, mettemmo a posto tutte le virgole e i punti esclamativi e venne qualche punto interrogativo a sfogliare di nuovo le nostre margherite.
Ma era troppo tardi tutti quei sempre  allora si ammalarono, divennero dei forse e dei poi finche annegarono un giorno nel mare dei mai.
E furono guai.
Colpa forse dei verbi ausiliari ?
Essere, avere....non si sa:comunque non si riusciva piu' a coniugare.
Quando infine mettemmo tutti i puntini su tutte le i ci lanciammo in faccia alcuni aggettivi e senza piu' nulla aggiungervi, senza altri se e all'alba di troppi ma, ci scaraventammo l'un l'altro nel passato remoto.
Un punto e a capo venne a chiudere a chiave le parentesi tonde, come una pietra sopra.
Rimase il verbo essere, solo soletto e all'infinito.
Poi quando voltai pagina c'era solo un foglio bianco, niente piu' righe e niente piu' grammatica.
Ma quanto si dimostra analfabeta, Dio mio, la vita...

Le pillole per la sete


"Buon giorno", disse il piccolo principe.
"Buon giorno", disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete.

Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
"Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe.
"E' una grossa economia di tempo" disse il mercante.

"Gli esperti hanno fatto dei calcoli.
Si risparmiano cinquantetrè minuti alla settimana".
"E che cosa se ne fanno di questi cinquantatre minuti?".
"Se ne fa quel che si vuole..."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatre minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana...".

Antoine de Saint Exupéry, Il Piccolo Principe, XXIII

Il Grazie


Un'insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero di ringraziare il Signore.

Pensò quanto poco di cui essere grati in realtà avessero questi bambini provenienti da quartieri poveri.
Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite.
L'insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino: una semplice mano disegnata in maniera infantile.
Ma la mano di chi?
La classe rimase affascinata dall'immagine astratta.
"Secondo me è la mano di Dio che ci porta da mangiare" disse un bambino.

"Un contadino" disse un altro, "perché alleva i polli e le patatine fritte".
Mentre gli altri erano al lavoro, l'insegnante si chinò sul banco di Tino e domandò di chi fosse la mano.

"E' la tua mano, maestra" mormorò il bambino.
Si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all'uscita.

Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto.

Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole

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